Quale ruolo hanno i gentiori nell'educazione alle emozioni nei bambini?

“Educare alle emozioni non significa insegnare ad un bambino, per esempio, a non arrabbiarsi. Significa permettere al bambino di arrabbiarsi, aiutandolo a riconoscere quello che prova e a chiamarlo per nome. Significa imparare a stare nell’emozione senza esserne sopraffatto.
Altrimenti non è un’educazione ma una forma di repressione”.
(Rossini-Urso)

I bambini, sin dai primissimi giorni di vita, sono in grado di provare emozioni. Infatti attraverso il pianto, per esempio, il bambino seppur piccolissimo è capace di segnalare un suo bisogno e di attivare una risposta da parte dell’adulto dando luogo ad una “comunicazione emotiva”.

La relazione tra il neonato e gli adulti che si prendono cura di lui è quindi indispensabile per porre le fondamenta della competenza emotiva che poi svilupperà nell’età evolutiva.

Genitori non ansiosi e positivi svilupperanno una risposta serena e tranquilla al bambino portando uno stato di calma, al contrario quindi, genitori ansiosi favoriranno al bambino ancora più irrequietezza.

La competenza emotiva viene quindi acquisita dai bambini grazie ad un modello positivo, autorevole e non autoritario dei genitori ovvero senza ricorrere ad urla e sculaccioni.

Numerose sono le emozioni provate dai bambini, soprattutto quando sono più consapevoli, ovvero nella fascia della prima infanzia.

Con lo sviluppo cognitivo del bambino non necessariamente le emozioni sono scaturite da un fattore scatenante e questo porta alla tendenza di non riuscire più a saper controllare e gestire le emozioni.

Qual è il ruolo dei genitori nell’educazione alle emozioni?

L’influenza dell’adulto e la modalità educativa, nonché il proprio modo di gestire le proprie emozioni, costituiscono un importante esempio da cui il bambino trae un modello a cui ispirarsi.

Affinché possa essere svolta un’efficace educazione emotiva è necessario che i genitori siano disponibili all’ascolto, decodifichino in modo adeguato bisogni e richieste dei figli, siano autorevoli e soprattutto abbiano tempo di farlo.

Anche la Scuola dell’infanzia ha un ruolo molto importante….

L’educazione alle emozioni prosegue poi nella scuola dell’infanzia, dove il bambino, grazie all’intervento educativo dell’adulto di riferimento, può imparare a riconoscere, discriminare e condividere i propri stati emotivi, nominandoli uno per uno e differenziando, per esempio, la rabbia dalla tristezza, la paura dal disgusto.

Succede spesso che in questa fascia di età i bambini non siano in grado di gestire, comprendere ed elaborare le emozioni, per questo di seguito voglio lasciarvi lo spunto per un laboratorio che noi abbiamo fatto ma potete fare anche voi a casa, insieme ai vostri bambini!

Il laboratorio delle emozioni.

Prendete delle scatole delle scarpe, precisamente 6, una per ogni emozione (gioia, tristezza, paura, rabbia, calma, amore). Scegliete un colore per ogni scatola. Potete utilizzare o i colori convenzionali delle emozioni (rosso-rabbia; giallo-gioia…) oppure scegliete voi insieme ai vostri bambini il colore per ogni emozione.

Procuratevi del materiale come porporina, cartoncini colorati, carta velina, carta crespa, tappi di sughero per decorare, tempere colorate… e date sfogo, insieme ai vostri bambini alla fantasia decorando ogni scatola con un colore di un’emozione.

Quando i vostri bambini provano un’emozione particolare provate ad aiutarli a riconoscerla e gestirla, fategli disegnare liberamente su un foglio quello che “sentono dentro di loro” ed aiutateli a riporre il foglio nella scatola dell’emozione corrispondente al loro stato d’animo….

È un gioco ma fa bene al cuore!

Una cosa voglio raccomandarvi….

Ricordate sempre di chiedere “come stai?” non è solo una semplice domanda piuttosto è un punto di partenza per parlare di sentimenti, emozioni e affettività e per far sentire il bambino compreso nella sua totalità.

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